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Design italiano e scandinavo, somiglianze e differenze: Fredrik Fogh

Il candore scandinavo e l’industrial italiano, nella Milano degli anni Cinquanta e Sessanta, Fredrick Fogh: quando il design scandinavo arrivò a Milano

Design Nordico e Italiano: caratteristiche e differenze

I designer nordici subordinano tutto alla funzione. Progettano per soddisfare le esigenze di una popolazione che cerca ambienti domestici semplici e tranquilli, ordinati, in armonia con la natura. Prevale il bianco, assieme a colori morbidi, tenui. Laddove nel design italiano gli oggetti vogliono comunicare uno status culturale ed economico. Ad accomunare i due mondi, il legame con il patrimonio artigianale, che si riflette nella qualità del prodotto. La semplicità di entrambi ha un significato diverso: nell’ottica scandinava, semplicità significa forme lineari, semplici, senza fronzoli; in quella italiana si tratta di chiarezza di intenti. Nell’idea scandinava, l’oggetto deve essere semplice, in quella italiana a esserlo è il significato.

Il design scandinavo vuole che niente sia progettato per distinguersi e superare gli altri pezzi. Tutto deve essere in armonia e fondersi con il resto. L’italiano riflette un paese opulento, ricco, godereccio, vivace. I prodotti devono essere comodi e facili da usare, ma anche saper distinguersi e comunicare sofisticatezza, modernità e visioni culturali tipiche del Novecento italiano. Influenzato dai movimenti culturali e artistici, è sempre stato al passo con i tempi: anche oggi, gli oggetti e i capolavori di design più conosciuti possono essere chiaramente identificati come oggetti di un’epoca specifica con specifici canoni estetici. 

Luce da parete industriale disegnata da Frederik Fogh & Edoardo Bregani per Nordisk Solar, anni '50, immagine etsy
Luce da parete industriale disegnata da Frederik Fogh & Edoardo Bregani per Nordisk Solar, anni ’50, immagine etsy

Gli oggetti scandinavi sembrano essere sospesi nel tempo e meno influenzati dal clima storico e politico in cui sono stati progettati: come scrissero Niels Peter Skou e Anders Munch, Il design scandinavo è autentico in contrapposizione a quello superficiale. Trascende le fluttuazioni della moda e rappresenta una sottile modernizzazione che ha preservato le tradizioni e i valori dell’artigianato. In contrapposizione a una celebrazione modernista del design industriale che può essere vista in altri stili, come nel design italiano

Il design scandinavo continua a mantenere come proprie quelle caratteristiche che premiano durata, accessibilità e chiarezza funzionale attraverso soluzioni e prodotti che possiamo definire democratici e responsabili, progettati per poter migliorare la qualità della vita di chi li utilizza attraverso un tipo di bellezza estetica e pratica.  Il DNA del design italiano sopravvive in una sorta di laboratorio di ricerca altamente evoluto e sempre più raffinato. Entrambi lavorano in sintonia con la globalizzazione e con i nuovi costumi e stili di vita, interpretandoli.

Fredrik Fogh: alloggio XI Triennale di Milano 1957

Ambasciatore a Milano del design scandinavo è Fredrik Fogh. Tra gli alloggi realizzati in Parco Sempione in occasione della XI Triennale di Milano del 1957, quello danese allestito da Fogh appariva come il più familiare e accogliente, funzionale. Nato in Danimarca nel 1923, Fredrik Fogh, trascorre la sua prima infanzia a Taormina per poi trasferirsi a Copenhagen. Diventa architetto nel 1967, dopo aver studiato presso il Politecnico di Milano. In Danimarca Fogh si è occupato soprattutto del design di lampade e mobili, ma ha avuto un ruolo chiave nello scambio culturale tra i paesi nordici e l’Italia. Non solo per via delle pubblicazioni presso l’Università, ma anche per la partecipazione a mostre ed esposizioni. Per quella alla Triennale del 1957 collabora con l’architetto Inger Klingerberg sotto le direttive di Povl Boetius: in questa occasione riesce a dare risalto alla produzione mobiliera nazionale, scegliendo solo mobili realizzati dal 1954 al 1957. 

Fredrik Fogh – designer e architetto danese

Fredrik Fogh partecipa al restauro del padiglione di Aalto per la Biennale di Venezia, eletto responsabile dell’ampliamento e dell’allestimento del padiglione danese. Nel 1955 apre il suo studio di design a Milano, che gestisce insieme al figlio Christian: anche se la casa di famiglia ad Andrup Bjerge, vicino a Grønnestrand, resta una base permanente per tutte le vacanze, è Milano a essere il punto di partenza di Fogh come architetto. Negli anni successivi collabora con Bonacina 1889: progetta la Up&Down, una poltrona lounge. Disegnata da Fogh nel 1960, si tratta di una chaise longue a due posizioni di inclinazione con struttura in rattan curvato a mano naturale e legature in cuoio. Dal 1928 trascorre solo tre estati nella terra d’origine, e nonostante un’intera carriera italiana, si considera ancora un vero nordenfjords

Francesca Fontanesi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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