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Tosatura, lavorazione e produzione in filiera locale abruzzese

Capi che non invecchiano e filiera abruzzese: la maglieria nel Parco Nazionale del Gran Sasso. Interviene Emanuela Picchini di Wuuls

Lampoon interview – Emanuela e Francesco Picchini 

La fase di progettazione di un prodotto tessile ha l’ottanta percento della responsabilità sulla sua smaltibilità e riciclabilità. «Tra il 2018 e il 2019, quando lavoravo per un’azienda tessile marchigiana, il settore della moda iniziava a comprendere quanto l’industria fosse impattante sull’ambiente. Si affacciavano complessità che oggi sono date per scontate. In molti contesti aziendali non c’era ancora però un interesse vero a gestire il problema. La valorizzazione dei prodotti e delle materie prime con cui sono creati era scarsa. Così, mi sono messa in proprio». Emanuela Picchini, designer, insieme al fratello Francesco – oggi 27 e 26 anni – guardano alla terra della provincia di Teramo, dove sono nati: gli Appennini abruzzesi. In particolare, al massiccio montuoso più alto della catena, il Gran Sasso, con i suoi quasi 150mila ettari di Parco Nazionale. La cultura del loro territorio si intreccia inevitabilmente con la tradizione tessile italiana. La fibra, da cui partono per il progetto di maglieria Wuuls, è la lana.

Lana del Gran Sasso

«Abbiamo scelto la lana per le sue proprietà intrinseche», spiega Picchini. Su tutte, la biodegradabilità. La fibra è lavorata senza l’aggiunta di mischie sintetiche, «con cui il processo di decomposizione può arrivare fino ai 200 o ai 400 anni». La lana di pecora utilizzata viene dalla tosatura di un incrocio tra due specie, la sopravissana e la merinos, presente sul territorio grazie a «un progetto di ricerca per il ripopolamento del gregge appenninico avviato qualche anno fa dall’Università dell’Aquila, con l’introduzione di montoni merinos sul territorio», racconta Picchini. La lana acquistata da Wuuls non esce mai dai confini italiani, nemmeno per le operazioni di spurgo e pulizia: «L’Italia è un Paese con una storia tessile così radicata che non è necessario esternalizzare manodopera o guardare fuori per le materie prime. Uno dei punti di forza di una filiera locale è poi quello di avere il controllo dei processi di lavorazione dei capi». La fibra è raccolta dall’Associazione Pecunia, realtà senza fine di lucro che punta a sostenere il mondo rurale legato alla filiera della lana nella zona del Gran Sasso. L’azienda che la fornisce direttamente è un’impresa con sede a L’Aquila che dispone della materia di un allevamento proprio e di quella di altri pastori. Greggi, precisa Picchini, «che pascolano all’aria aperta seguendo pratiche antiche, come quella della transumanza»

Parco nazionale del Gran Sasso

Lana lavorata in Italia

La fibra è lavorata nel distretto tessile di Biella, passaggio non scontato e non più alla portata di chiunque voglia lavorare con la lana. I carichi italiani provenienti dai pastori sono spesso di qualità rustica, con fibre grezze e dal micronaggio alto, che – spesso molto sporche – sono rifiutate da filature che preferiscono lavorare materiale più fine (come le partite di merinos che arrivano dall’Australia o, più recentemente, già lavate dal Sud America). L’azienda a cui si appoggia Wuuls, operando su grandi quantitativi, riesce a collaborare con le filature biellesi. Nelle fasi di lavorazione, alcuni operatori tessili tendono a utilizzare silicati come paraffina per migliorare la qualità dei fili. Wuuls, dice Picchini, utilizza solo la lanolina già presente nelle fibre. Lavata, la fibra viene mandata in Umbria al Consorzio Camaleonte e al Maglificio Marea di Teramo. Dopo la lavorazione, va in produzione con la tecnologia seamless woolgarment dei macchinari Shima Seiki. «Noi facciamo maglieria calata, che si differenzia da quella tagliata, già programmata con bordi e rifiniture. Si lavora il pezzo intero senza doverlo assemblare. È una tecnica che riduce gli sprechi e dà più comfort al prodotto», dice Picchini. 

Wuuls, tinture naturali 

Per la tintura dei capi Wuuls collabora con la Tintoria Ferrini di Perugia, che si occupa dell’approvvigionamento delle materie prime – tutte naturali – da cui estrarre il pigmento, lavorato e macinato. La dimensione locale del progetto ispira anche questo segmento della produzione. Blu e tortora i primi colori di riferimento.  Racconta Picchini: «Utilizziamo lo scotano, fogliame che cresce in maniera diffusa in tutto l’Appenino Centrale, e il blu guado che va invece coltivato, a uso esclusivamente tintorio. Per l’Europa è simbolo di una tradizione antichissima. Era il nostro indaco occidentale prima dei commerci con l’Oriente, è il blu della bandiera francese». Il compostaggio del guado crea una sorta di humus che si condensa nelle cuccagne – palle di guado- e viene poi essiccato e triturato. Il pigmento viene infine polverizzato. Per il giallo, Wuuls utilizza la reseda. Per le tonalità dall’arancione al mattone, la robbia. 

La fibra viene lavorata nel distretto tessile di Biella

Wuuls: storia

Alla nascita, nel 2019, Wuuls nasce come società individuale in partita IVA. «Non avevamo ancora i minimi costitutivi per rientrare nella categoria delle start up innovative. Lo diventeremo con l’entrata in regime del nuovo team», dice Picchini. A fine 2019 partecipano a un contest che li porta, nel febbraio 2020, alla fiera White di Milano. I fratelli Picchini puntano a crescere, anche attraverso il potenziamento del fine vita dei loro capi. «I prodotti sono pensati per essere reinseriti in una realtà circolare, per avere un futuro post-consumer. Stiamo cercando di sviluppare anche servizi assistenza e riparo, per dare all’azienda una logica diversa da quella della semplice produzione». Partecipano all’ultima edizione di Pitti Filati, dal 28 al 30 giugno. In futuro, racconta Picchini, il brand ha in progetto di utilizzare altre fibre diverse dalla lana per le proprie collezioni: «Abbiamo campionato molto ma non sappiamo ancora con certezza su cosa puntare. Quest’anno non uscirà una collezione estiva, perché stiamo lavorando alla campagna genderless invernale. Dalla prossima stagione ci sarà forse anche quella estiva e stiamo pensando di inserire in collezione capi in canapa o in cotone». Per la scelta, «guarderemo in prima battuta al made in Italy, cercando fibre che hanno reperibilità in Italia. Per il cotone è difficile, viene più che altro da altri Paesi europei come il Portogallo, che è comunque una filiera vicina». 

Emanuela Piccinini 

Per Picchini, tramandare la tradizione tessile abruzzese è attività complementare alla tutela dello stesso territorio che fornisce la materia prima. Salvaguardia che passa anche per il mantenimento delle specie autoctone, come quella dell’orso bruno. «Lavoriamo con l’Associazione ‘Salviamo l’orso’ che opera nel Parco Nazionale del Gran Sasso per la progettazione e la creazione di corridoi faunistici. L’obiettivo è far sì che gli animali non entrino in contatto con la popolazione locale, allontanandoli da contesti più urbanizzati ed evitare così il pericolo di incidenti e abbattimenti», spiega la designer. L’associazione cura anche progetti dedicati alla rigenerazione della flora locale, ad esempio attraverso la potatura di alberi abbandonati dall’uomo. «Nel dopo Guerra, lungo tutto l’Appenino, all’interno del territorio del Parco, è stata piantato un gran numero di meleti. Quei territori oggi sono disabitati. La popolazione negli anni ha lasciato quei territori per muoversi verso le città. Dai frutteti abbandonati non cresce frutta, e questo si ripercuote sulla popolazione e l’alimentazione degli animali», racconta Picchini.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

È stato istituito nel 1991, nell’ambito della Legge Quadro sulle Aree Protette. Dai 220mila ettari iniziali, oggi ha una superficie vicina ai 150mila. Diviso in 12 distretti, è uno dei tre parchi nazionali presenti in Abruzzo e la terza riserva naturale protetta più grande d’Italia. È situato per la maggior parte in Abruzzo, tra le province di Teramo, Pescara e L’Aquila, e in parte minore in Lazio e nelle Marche.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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