TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
Twitter

Agricosmesi: in Italia la filiera supera le 25mila tonnellate annue

Filiera italiana delle piante officinali per l’agricosmesi: agricoltura bioenergetica in Emilia, piante autoctone in Puglia, cooperativa sociale in Friuli

Piante officinali: storia, utilizzo, estrazione

Con il termine pianta officinale si intende una pianta capace di fornire sostanze utilizzabili dall’industria farmaceutica, alimentare e cosmetica. L’impiego di queste specie vegetali risale al 1500 a.C., quando gli antichi egizi trattavano diverse patologie con le erbe medicinali. Proseguendo nella storia, i primi trattati medici sui benefici delle piante si devono al greco Ippocrate, al quale in seguito si ispirarono i Romani. Il termine ‘officinale’ deriva da ‘opificina’, laboratorio medievale all’interno del quale queste piante erano lavorate per scopi farmaceutici. Alcune specie vegetative sono definite officinali in quanto da esse si possono ricavare le sostanze attive che caratterizzano il vegetale e ne formano il fitocomplesso. Quest’ultimo è l’insieme dei componenti chimici della pianta, non riproducibili artificialmente, che interagiscono con l’organismo umano, generando benefici terapeutici. Il fitocomplesso è contenuto nella parte della pianta detta droga vegetale, ovvero le foglie, il fusto e le radici.

Nell’ambito delle piante officinali si distinguono: piante medicinali, definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come vegetali che contengono sostanze utilizzabili a fini terapeutici; piante aromatiche o da essenza, caratterizzate da un elevato contenuto di sostanze penetranti che sono impiegate nella produzione di cibi, cosmetici e profumi; piante cosmetiche, utilizzate nella preparazione di prodotti per l’igiene e la cura del corpo. L’estrazione dei principi attivi può avvenire a freddo o a caldo. Le tecniche a freddo sono la percolazione e la macerazione, adatte a estrarre in tempi lunghi tutte le sostanze attive alterabili dalle temperature elevate. Da queste tecniche si possono ottenere tinture, macerati glicerici, estratti glicolici, oleoliti, enoliti, acetoliti. Le tecniche a caldo sono l’infusione, la decozione e la distillazione. Da queste si ottengono infusi, decotti ed essenze (olii essenziali). Gli olii essenziali possono essere ricavati da distillazione in corrente di vapore, estrazione con solventi, estrazione per enfleurage e spremitura. Per l’ottenimento delle polveri si procede con la polverizzazione. 

Piante officinali in Italia

Sono 7,8 milioni gli italiani che utilizzano le piante officinali e i loro estratti per la cura e il mantenimento del benessere psicofisico, secondo Coldiretti. Il consumo di piante officinali in Italia ha superato le venticinquemila tonnellate annue e sono circa tremila le aziende agricole italiane che coltivano piante aromatiche, medicinali e da condimento. Nonostante ciò, Coldiretti ha sottolineato come il settanta percento del prodotto arrivi da Paesi esteri che sfruttano una manodopera a basso costo e poco qualificata, garantendo bassi prezzi ai consumatori finali. Nel 2018 il Consiglio dei ministri ha approvato una riforma riguardo la coltivazione, la raccolta e il commercio delle piante officinali. La norma agevola la possibilità per gli imprenditori agricoli di coltivare, raccogliere e trasformare – ove per trasformazione si intende lavaggio, defoliazione, cernita, assortimento, mondatura, essiccazione, taglio e selezione, polverizzazione delle erbe secche e ottenimento di olii essenziali. Introduce, inoltre, i registri varietali, nei quali sono elencate le piante ammesse alla commercializzazione e sono stabilite le modalità per la certificazione delle sementi.

Fra le colture più diffuse in Italia: menta piperita, lavanda, origano, camomilla, passiflora, melissa, finocchio, salvia. Le filiere di trasformazione più consolidate sono quelle della distillazione e dell’essiccazione. Chi produce erbe essiccate si occupa della coltivazione e dell’essiccazione e in misura minore della lavorazione dell’essiccato per il mercato degli infusi. Presenti anche industrie che producono estratti liquidi greggi o concentrati in quantità limitata, destinati al mercato delle tinture madri o della produzione artigianale di fitoterapici. Dal 1995 esiste la FIPPO – Federazione Italiana Produttori Piante Officinali – associazione che promuove lo sviluppo del settore tramite la divulgazione di informazioni e l’organizzazione di eventi. 

Piante officinali per uso cosmetico – Agricosmesi

I prodotti cosmetici a base di estratti di piante officinali compongono la filiera dell’agricosmesi. L’agricosmesi nasce dal processo di trasformazione di piante o frutti in prodotti cosmetici per la cura e la bellezza della pelle. Questi prodotti non devono contenere parabeni, paraffina, petrolati o conservanti chimici e non devono essere testati sugli animali. Riportano una data di scadenza più breve – sei mesi – rispetto a quella dei cosmetici di profumeria. Tra le piante officinali più impiegate troviamo come antiedemigeni vasali il rusco radice, le foglie del ginkgo, le foglie di centella, i frutti del mirtillo e dell’ippocastano. I semi e la corteccia dell’ippocastano sono ricchi di escina, antiossidante naturale con proprietà antinfiammatorie e vasocostrittrici. Per questa ragione l’ippocastano è impiegato all’interno di creme per il trattamento di disturbi circolatori e gonfiore.

Come emollienti ci sono l’altea, il verbasco, la borragine, la farfara e la malva. La malva, ricca di sali minerali e di mucillagini, vanta proprietà lenitive, emollienti, antiinfiammatorie e rinfrescanti. Le mucillagini sono delle sostanze che nelle piante hanno la funzione di trattenere l’acqua per evitare il disseccamento: questa proprietà viene sfruttata per ottenere lo stesso risultato sulla pelle. Le mucillagini assorbono acqua e si rigonfiano esercitando un’azione emolliente a livello cutaneo e riducendo gli stati infiammatori. La malva si rivela utile per combattere eczemi, orticaria, acne e scottature. Dalle funzioni tonificanti troviamo la lavanda, il timo, la salvia, il ginepro, il rosmarino. La lavanda, oltre alle proprietà rilassanti dovute alla sua profumazione, ha un’azione depurativa, antisettica e distensiva. L’olio essenziale di timo, così come quello di rosmarino, risulta essere antisettico e depurativo per le pelli grasse e acneiche. Ricco di timolo, mircene, carvacrolo, possiede componenti utili per combattere la proliferazione dei batteri responsabili delle impurità della pelle. La salvia possiede flavonoidi che aiutano a riequilibrare il sistema ormonale femminile. Inoltre, migliora la digestione, l’asma, le infezioni batteriche e fungine, cura il raffreddore e la tosse. 

Come bioattivanti e ri-epitelizzanti sono impiegati il luppolo, utile per stimolare l’appetito o per alleviare i fastidi della menopausa e la calendula. La calendula è usata per le sue proprietà cicatrizzanti ed immunostimolanti. I suoi estratti glicerici ed oleosi, ricchi di terpeni, vengono utilizzati per preparazioni antinfiammatorie e lenitive. Possiede proprietà antiossidanti il mirto, che contiene polifenoli, considerati anti-age naturali. Oltre a migliorare il microcircolo cutaneo, dona tonicità combattendo i radicali liberi in profondità. Hanno funzioni astringenti la quercia, il castagno, la noce; capillarotrope l’alloro e l’ortica, anticellulitiche la centella, il meliloto e la rosa mosqueta, che si rivela rimedio efficace anche contro rughe, smagliature e cicatrici. Recenti studi hanno dimostrato che la pratolina comune possiede una specifica capacità di depigmentazione cutanea e uno spiccato fattore illuminante. Questa pianta è anche utilizzata per i reumatismi e i dolori muscolari. Per il benessere del fegato è consigliato il cardo mariano, contenente silimarina, un complesso di sostanze flavoniche che ristabiliscono la funzionalità di quest’organo. 

Remedia in Emilia-Romagna

Quando si parla di piante officinali ci si riferisce a specie vegetali che nascono spontaneamente ma che possono anche essere coltivate. A prescindere dal contesto in cui si sviluppano, per mantenere le caratteristiche e per permetterne l’utilizzo è indispensabile porre attenzione alle fasi della coltivazione e della raccolta, che devono essere svolte in modo organizzato e competente. A Quarto di Sarsina, in provincia di Forlì Cesena, circondata dai boschi dell’Appennino tosco-romagnolo, Remedia è una società agricola fondata da Lucilla Satanassi e Hubert Bosch. Remedia realizza preparati erboristici e cosmetici e svolge attività divulgativa circa i benefici delle piante officinali. «Coltiviamo piante officinali come lavanda, timo, basilico, echinacea, achillea, salvia sclarea, malva. Queste piante sono il punto di partenza per diverse preparazioni, tra cui la distillazione, la macerazione in alcool, la macerazione in olio e l’estrazione, dalle quali otteniamo sia prodotto singolo che materia prima per preparati erboristici o cosmetici», raccontano Shanti Bosch e Alice Fabris, la prima figlia dei fondatori di Remedia e socia, la seconda collaboratrice e membro del team.

Tutte le piante impiegate da Remedia provengono dalla raccolta spontanea in luoghi incontaminati e dalla coltivazione in loco. «Abbiamo sviluppato l’agricoltura bioenergetica, che integra i principi dell’agricoltura biologica con l’utilizzo di campi bioenergetici. Questi contribuiscono ad aumentare il contenuto dei nutrienti nelle piante, a migliorare la conservazione dei preparati e la produttività dei raccolti, ad anticiparne la crescita e la maturazione e a garantire una pianta vitale e con un’alta carica energetica», spiegano Bosch e Fabris. Per le coltivazioni è utilizzata acqua piovana vitalizzata, informata con frequenze emesse dai campi bioenergetici, mentre per i processi di trasformazione si predilige acqua di sorgente, anch’essa vitalizzata. Per quanto riguarda la raccolta, questa avviene esclusivamente a mano, negli orari del calendario caldeo secondo la tradizione dell’erboristeria alchemica, che esalta il messaggio energetico della pianta. «Secondo questo sapere, avvallato da studi contemporanei, la raccolta deve suggellare tutte le qualità vitali della pianta, che si trovano nella massima espressione quando vige una certa armonia cosmica ritmata dai sette archetipi racchiusi nei sette pianeti. Di conseguenza ogni pianta viene raccolta nel giorno della settimana corrispondente e nell’ora adatta. Questo calendario ci permette di poter contare sulla massima espressione vitale, organica ed energetica delle piante».

Tutti i preparati cosmetici sono biologici e certificati SoCert, organismo che attesta la percentuale di ingredienti biologici sul totale degli ingredienti, nonché l’assenza di conservanti nascosti. Alcuni prodotti sono floripotenziati, ovvero le formulazioni sono integrate con rimedi floreali per aumentare la loro efficacia. Tra i prodotti preferiti dai consumatori ci sono: la crema viso alla rosa damascena e quella alla calendula; la lozione per capelli alla linfa di betulla; i prodotti della linea ‘Kosmika’. «La linea Kosmika introduce per la prima volta i gemmoderivati e sfrutta le proprietà di bacche e frutti estratti in olio di girasole coltivato da noi. In Kosmika ci sono: l’oleolito di Sorbastrelle, un frutto di alberi selvatici della zona; il sorbo; il nespolo; i lamponi selvatici, la rosa canina. Questi ingredienti sono abbinati in un bifase con una miscela di gemme, l’equivalente in natura delle cellule staminali», raccontano Shanti Bosch e Alice Fabris. Il packaging dei prodotti è privo di codice a barre, che «intaccherebbe l’energia del preparato». Gli estratti sono contenuti in recipienti di vetro riciclabile, che mantiene intatte le qualità e l’energia del preparato. L’imballaggio per la consegna è privo di plastica ed è riempito con ‘eco-chips’, composte da amido di mais, senza OGM e biodegradabili.

Potentilla in Puglia

Fondata da tre donne, Potentilla è una linea di prodotti cosmetici a base di foglie, fiori, frutti, bacche e radici di erbe selvatiche della Murgia, subregione pugliese-lucana. «Potentilla è nata dalla passione mia e delle mie socie per le piante e per il paesaggio incontaminato e selvaggio della nostra terra, la Puglia. Dopo aver seguito diversi corsi di botanica, abbiamo iniziato a sperimentare, provando a realizzare oleoliti e tinte naturali. Così è cominciato il nostro percorso», racconta Francesca Ceci, una delle tre fondatrici di Potentilla. Il nome della linea deriva dalla potentilla repens, pianta energizzante che si utilizza per potenziare le energie fisiche e mentali. Tutti i prodotti sono realizzati grazie alla raccolta di piante selvatiche, cresciute spontaneamente e senza l’ausilio di concimanti. «I principi attivi sono più concentrati nelle piante selvatiche rispetto che in quelle coltivate. Non disponendo dell’ausilio di acqua e concime, le piante sono naturalmente più cariche di principi attivi perché devono resistere a condizioni meteorologiche estreme. Utilizziamo undici tipi di piante selvatiche. La maggior parte di queste piante ha proprietà benefiche per la pelle: alcune curano la psoriasi, altre facilitano la sparizione degli eczemi, altre ancora rendono la pelle più elastica». Il galium aparine è impiegato nel contorno occhi. Si tratta di una pianta infestante selvatica che aiuta il corpo a liberarsi delle tossine. È un principio attivo drenante che passa attraverso la pelle. 

La raccolta delle piante avviene solitamente in primavera. Le piante crescono nei duecento ettari di bosco di un’azienda biologica. «La raccolta delle piante selvatiche si può fare solo a mano, in modo tale da preservarne la riproducibilità. I terreni dove non ci sono coltivazioni vengono considerati improduttivi, ma in realtà sono risorse paesaggistiche fondamentali per riconoscere l’importanza della biodiversità». Terminata la raccolta, le piante vengono fatte essiccare e sono portate in un laboratorio erboristico a Macerata, nelle Marche, dove sono ricavati gli estratti glicerici. La realizzazione dei cosmetici è affidata ad un laboratorio cosmetico di Andria. La linea Potentilla comprende tredici prodotti, tra i quali: contorno occhi, burro solido struccante, siero e olio viso alla rosa canina. Il packaging era inizialmente di plastica ricavata da canna da zucchero. «Ci siamo rese conto che era lavorata in una modalità che richiedeva poi un riciclo come quello della plastica derivata da petrolio». Oggi il packaging è in vetro e alluminio e prevede l’opzione refill. «Ci stiamo orientando verso il plastic-free ed entro l’anno prossimo vorremmo riconvertire tutta la linea», sottolinea Ceci. «L’anno scorso abbiamo realizzato un tonico viso a base di acqua marina pugliese, i cui ricavati delle vendite sono stati devoluti all’associazione Worldrise. Inoltre, stiamo lavorando per capire come produrre filtri solari. Ci sono delle ricerche in corso che hanno evidenziato come la ferula, pianta comune sulla Murgia, potrebbe avere proprietà schermanti».

Saût Cercivento – cooperativa sociale in Friuli

Saût in dialetto friulano significa sambuco ma anche sapere, nel senso di conoscenza complessiva. Saût Cercivento è un progetto nato in collaborazione con il comune di Cercivento, paese in provincia di Udine. «Per secoli la conoscenza e l’uso delle erbe officinali hanno fatto parte della cultura popolare di questa zona, rappresentando una fonte di sostentamento per i singoli e per l’intera comunità. Inserendoci nel solco della tradizione erboristica di Cercivento abbiamo costruito un progetto nuovo che si articola su tre direttrici fondamentali: la territorialità, la naturalità e la valenza sociale», racconta Loretta Romanin, presidente della cooperativa agricola sociale Taviele’ì a cui è affidato Saût Cercivento. «Siamo una cooperativa sociale agricola, il che significa che, aiutando i più svantaggiati – ragazzi in borsa lavoro, persone con disabilità – coltiviamo le piante tradizionali e raggiungiamo anche un obiettivo imprenditoriale»

La coltivazione avviene nei terreni concessi dal comune di Cercivento in comodato d’uso gratuito, che godono di esposizione soleggiata e ventilata e sono collocati in un’area lontana da fonti di inquinamento industriale. Non vengono impiegati pesticidi e concimi chimici, né fertilizzanti. «Utilizziamo un compost frutto della decomposizione delle erbacce che rimuoviamo, unita al concime di bovino ed equino che ci viene fornito dalle aziende locali», spiega Romanin. Semina e raccolta sono effettuate a mano. «Dal campo portiamo le piante direttamente in essiccatoio, dove avviene il procedimento di essiccazione immediata che permette la preservazione dei principi attivi. Le piante essiccate vengono triturate per poi essere messe a macerare con acqua e glicerina naturale per la preparazione delle creme, con olio di girasole biologico per la realizzazione di olii e unguenti. Dopo venti giorni, pianta e solvente vengono separati mediante torchiatura. Si procede poi alla filtrazione meccanica, tramite la quale si ottiene l’estratto». Per i prodotti alimentari, la trasformazione avviene in azienda. Per la parte cosmetica Saût Cercivento si appoggia ad Agripharma, una cooperativa di Vescovana, nel Padovano, che si occupa di estrazione, miscelazione, ecc. I prodotti sono tutti contenuti in vasetti di vetro. 

Azienda Agricola Remedia

Dal 1992, un gruppo di circa trenta persone coltivano, raccolgono e trasformano piante officinali per l’agricosmesi. Lungo la Valle del Savio, sull’appennino Tosco-Romagnolo, nel comune di Sarsina (FC), a una altitudine di 500 metri slm.

Potentilla

È una linea di prodotti cosmetici a base di foglie, fiori, frutti, bacche e radici di erbe selvatiche della Murgia pugliese. Contrada S. Agostino,15. 76123 Andria (BT)

Saût Cercivento

Saût Cercivento coltiva erbe officinali e le trasforma nei suoi laboratori sociali in infusi, creme, saponi, detergenti. naturali e solidali. Via Taviele, 4. 33020 Cercivento – Udine

Anna Quirino

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
Twitter