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Questi muri possono parlare: la Milano dei murales, tra rap, autismo e poesia

La città dialoga da tempo con la street art. Blu Wall, murale firmato dagli Orticanoodles per sensibilizzare sul tema dell’autismo, è tra gli ultimi arrivati sulle pareti meneghine

Murales a Milano

A inizio novembre una parete dell’Hotel Astoria – Sure Collection by Best Western, situato in Viale Murillo, si è accesa di blu. Merito dell’opera murale Blu Wall del collettivo Orticanoodles, formato da Walter ‘Wally’ Contipelli e Alessandra ‘Alita’ Montanari. I due artisti, fra i più attivi della città, hanno dato colore alla facciata dell’albergo per veicolare un messaggio volto alla sensibilizzazione e all’inclusività. Un’opera ideata assieme a L’abilità, Onlus locale dedita alla gestione di servizi educativi per bambini con disabilità e allo sviluppo di progetti che favoriscano l’accessibilità per l’intero corpo cittadino. Il lavoro mira ad aumentare la consapevolezza sul tema dell’autismo – ne è fiera la famiglia Doni, proprietaria dell’albergo.

I graffiti, confinati in una superficie statica, non possono alzare la voce, ma il loro impatto è non da sottovalutare, come ci suggerisce lo spazio mediatico che questa forma comunicativa è stata in grado di conquistare nel milanese. 25 gennaio 2021. A San Siro va in scena il derby di Coppa Italia, con Milan e Inter impegnate a giocarsi l’accesso alle semifinali. Le frizioni tra i due calciatori simbolo delle sfidanti Lukaku-Ibrahimovic – immortalate dai fotografi – sono diventate soggetto di un’opera muraria accanto al Meazza, a simboleggiare la rivalità fra le due anime della Milano del pallone. Il murale verrà poi imbrattato e cancellato definitivamente ad agosto dai tifosi interisti.

Non è la prima volta che un murale vandalizzato scuote il mondo del calcio. Nel 2018, l’Inter decide di festeggiare i centodieci anni di storia del biscione raffigurando alcune sue vecchie glorie (come Javier Zanetti e Ronaldo) sulla parete di una palazzina in Via Borsieri. Non passa molto tempo però prima che l’InterWall – nome ufficiale dell’opera – venga sfregiato con colpi di vernice rossa. 

Quest’anno l’opera di Via Borsieri è stata sostituita da un altro lavoro degli Orticanoodles. Protagonista è l’étoile milanese classe ‘42 Aida Accolla: un caso di meta-omaggio, pensato non solo per la prima ballerina del Teatro alla Scala ma anche per lo scultore Francesco Messina. Proprio l’artista realizzò il ritratto di Accolla (sua musa) ripreso e reinterpretato dal murale.

Con un’alzata di sguardo, si può apprezzare in un’istantanea le connessioni instaurate dalla città. È quindi possibile anche varcare i suoi confini. Era forte, in questo senso, l’eco di Antoni Gaudì e Salvador Dalì nell’opera temporanea realizzata da Cosimo ‘Cherone’ Caiffa in Corso di Porta Romana nel luglio scorso. Un angolo di Spagna in pieno centro.

I murales sono diventati anche un mezzo per tradurre in immagini le missioni e le relazioni che la città si impegna a coltivare, così da poterle comunicare a tutti. Milanesi, pendolari e turisti. Ritroviamo così due cuori rossi a spezzare la continuità del bianco e nero di Love Seeker e Heart Slingshot, lavoro di Millo diviso in due palazzi nel Giardino delle Culture di Via Morosini. Il fine è far emergere la ricerca dell’amore e scacciare lo spettro dell’alienazione. 

Murales a San Siro rappresentate i due calciatori Lukaku-Ibrahimovic simbolo delle squadre sfidanti Milan Inter, 2021, fotografia MilanPress
Murales a San Siro rappresentate i due calciatori Lukaku-Ibrahimovic simbolo delle squadre sfidanti Milan Inter, 2021, fotografia MilanPress

Una spinta per annullare le disuguaglianze arriva da Close The Gap, Open The Future, con cui Giulio ‘Rosko’ Gebbia ha riqualificato per conto di Fastweb la facciata ovest di un edificio in Via De Castilia 20, di fronte alla Biblioteca degli alberi. Due bambini, rappresentati su due pareti separati, cercano di avvicinarle.

Tra gli amori di Milano c’è anche la moda. Un murale che lega a doppio filo la città con quel mondo è il Gucci Art Wall, localizzato in Largo La Foppa (tra Moscova e Garibaldi), casa visuale dell’universo Gucci ormai famigliare a residenti e passanti. Uno spazio di 176 metri quadrati che viene periodicamente ripensato a seconda del prodotto o della collezione da valorizzare agli occhi dei passanti.

L’arte muraria è adoperata anche per confezionare qualcosa che oscilli tra il biglietto da visita e l’abbraccio di benvenuto di un quartiere. È il caso dell’art wall Porta Romana Bella, firmato in Corso Lodi da Marco Goran Romano, che immerge l’espressione resa nota dall’omonima canzone popolare cantata da Nanni Svampa in motivi floreali e faunistici, con una mano che campeggia al centro. Lo stesso ha fatto (in stile differente) Andrea “Sorte” Gasparro in Bovisa, così come Rendo al Portello, Napal a Lorenteggio e la squadra Serena Confalonieri-Orticanoodles in Città Studi. Tutti lavori sviluppati sotto l’ala di un progetto comune, Un nome in ogni quartiere, promosso da YesMilano.

Milano tra poesia e rap – i. murales in città

I murales fungono da cartine di tornasole delle differenti applicazioni della parola, a seconda degli abitanti dello spazio cittadino. Un sostrato magmatico di modelli e linguaggi, che parla a più generazioni di culture e controculture con spray e vernice. Emblematico in questo senso il lavoro creato sull’asse San Calimero-Corelli. Ritroviamo ancora una volta gli Orticanoodles, ma non solo. Se in zona Quadronno, nei pressi di Piazza Cardinal Ferrari, l’arte muraria rievoca poeti e letterati istituzionali, un angolo di Milano Est ha dato voce ai parolieri urbani: i rapper. 

Nel primo caso, l’occasione è l’anniversario dei centoquarant’anni dell’ospedale Gaetano Pini, il regalo è l’opera WallArt, consegnato ai milanesi nel 2014. Si parte da Via Plinio, dove si può osservare il muro che cinge la struttura ospedaliera, abbellito con un lavoro dell’artista Pao. Si prosegue poi in Cardinal Ferrari e nell’immediata Via San Calimero, dove centocinquanta metri di pareti che partono da Via Mercalli sono state animate dagli Orticanoodles con ritratti di personalità culturali milanesi di spicco e aforismi di pensatori e scrittori (c’è perfino un proverbio africano). 

Tra note di arancione, marrone, giallo e nero, ritroviamo – tra gli altri – i volti di figure come Alda Merini, Giorgio Gaber, Franca Rame, Carlo Emilio Gadda e Luchino Visconti. A completare il quadro, le parole di autori come Charles Bukowski, Friedrich Nietzsche, Bruno Munari, Jean-Luc Godard, Seneca e altri ancora. Completano l’intervento artistico i caratteri gotici neri e rossi di Ivan Tresoldi, visibili a destra della basilica paleocristiana che dà nome alla via.

Spostandoci in Via Corelli, facciamo un passo indietro al 2020, quando (sempre) gli Orticanoodles danno voce alla Milano del rap con un nuovo atto del progetto Or.Me, Ortica Memoria. L’obiettivo è la creazione di un museo permanente all’aperto, allestito a colpi di bomboletta. In questo caso, la cultura hip hop torna protagonista, con il ricongiungimento di due sue branche. 

La scena del capoluogo lombardo ha scritto pagine di rime indelebili (dai Club Dogo a Marracash, da Sfera Ebbasta a Rkomi), celebrate assieme a MTV con i cento metri variopinti di Dialoghi: Rap a Milano. Questi ultimi si sono aggiunti ad altri capitoli dell’iniziativa come Alle donne che hanno fatto grande il ‘900 (Via Trentacoste-Via Bistolfi) e Il Duomo dell’Ortica (Via Pitteri).

Milan Street History: i murales sulla Milano di ieri

I colori rampicanti dei graffiti si insediano sulle pareti anche per ridare lustro alla storia milanese, come ci ricordano i graffiti delle Colonne di San Lorenzo. A sinistra della basilica è possibile ammirare l’opera collettiva Milan Street History, datata 2014. Frutto del lavoro di undici writer, propone diverse raffigurazioni d’autore di alcune importanti figure storiche, tra cui il patrono della città Sant’Ambrogio, il compositore Giuseppe Verdi, l’autore de I Promessi Sposi Alessandro Manzoni e il generale francese Napoleone Bonaparte. 

Dalle bombolette passa una strada alternativa per la pubblicità. Guardare ai murales permette infatti di orientarsi tra le tendenze, e di rimanere al passo con il calendario di eventi culturali e di costume. A ottobre 2020, Mecna fece realizzare dall’artista inglese Richard Wilson un’opera temporanea di fronte all’Università degli Studi di Milano in Via Festa del Perdono, in occasione del lancio del suo ultimo disco solista Mentre Nessuno Guarda. Tra le Poste e la storica libreria Cortina era stata dipinta la copertina dell’album in uscita, promosso con un cartellone pubblicitario d’autore. 

Lo scorso settembre la tela murale a destra della Basilica di San Lorenzo è stata riempita con una burrow bag circondata da tre ninfe. L’opera temporanea era stata ideata dall’illustratrice Costanza Starabba per Off-White™, nella cornice di un’iniziativa internazionale all’insegna della creatività femminile. Il brand fondato da Virgil Abloh scelse di coinvolgere il capoluogo meneghino: un’indicazione sul posizionamento della città, suggerita da un murales. I muri all’ombra della Madonnina ricordano il passato, catturano il presente, ma hanno anche qualcosa da dire sulle ambizioni future di Milano.

Orticanoodles 

Pseudonimo di due street artisti italiani, Wally e Alita. Wally è nato a Carrara, dove ha frequentato la Scuola d’Arte e nel 1996 si è trasferito a Milano per frequentare il corso di Advertising Art Direction presso lo IED – Istituto Europeo di Design. A Milano ha incontrato Alita e insieme hanno cominciato a realizzare disegni e manifesti realizzati a mano affinando contemporaneamente la tecnica dello stencil con la quale tuttora sono famosi nel mondo della street art.

Filippo Motti

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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