Lampoon, Pianeta, capsula abitativa
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Accogliere il digitale nel proprio spazio fisico: la capsula Pianeta di Elli&Rini

Legno, pietra e licheni all’esterno, dispositivi tecnologici per lavoro e svago all’interno: estraniarsi dall’ambiente circostante per godere del digitale

Lampoon: Pianeta 

Sono due gli schemi narrativi più ricorrenti nel racconto della digitalizzazione della società. C’è chi la idolatra e c’è chi la incolpa di una qualche rovina dei costumi tradizionali. Tutti d’accordo su un punto: l’integrazione di strumenti digitali nel quotidiano è ormai così radicata da rendere stanca la retorica di chi ancora la presenta come una novità. Il suo è però un percorso che non ha ancora trovato il punto di arrivo. Difficilmente, considerando la velocità con cui le persone si adattano a nuovi dispositivi e tecnologie – per lavoro e per divertimento – si arriverà a una condizione che non lasci spazio a novità. Meglio allora prendere atto che il digitale è più che altro uno strumento al servizio di fini diversi. Non un’icona del progresso, né il colpevole del tramonto di vecchie abitudini e stili di vita, a posteriori giudicati migliori. 

È questo l’approccio nei confronti della tecnologia di Sergio Maria Vaccarini, ingegnere delle telecomunicazioni, e di Federica Foiadelli, ingegnere elettronico e docente al Politecnico di Milano. Una visione che, insieme all’architetto e designer Giovanni Antonelli Dudan, hanno cercato di trasformare in un oggetto. È nato così Pianeta. «Un elemento d’arredo da fuori – fisicamente e visivamente è un incrocio tra una scultura e una lampada – e uno spazio abitativo dove si uniscono mondo fisico e digitale all’interno», lo definisce Vaccarini. 

Pianeta: Elli&Rini

Pianeta, dalla forma simile a una capsula o a un uovo, ha lo scopo di «mettere la tecnologia a servizio di chi la vive», spiegano i suoi inventori. «La quantità di ore in cui siamo connessi o in streaming, per lavoro o per piacere, continua ad aumentare. Dispositivi, strumenti e contenuti digitali sono sempre più disponibili.  Ma noi ci chiedevamo: riusciamo davvero a goderceli del tutto? Ad esempio: se sto guardando un film o sto giocando a un videogame in salotto, occupo tutta la stanza; se sono in videocall per lavoro ho bisogno di silenzio e, anche in questo caso, occupo tutta la stanza in cui mi trovo», dice Vaccarini. Pianeta cerca di rispondere a queste esigenze, di tipo spaziale e non tecnologico. 

«Essendo entrambi ingegneri, non guardiamo alla tecnologia come a un’icona. Volevamo creare qualcosa che mettesse al centro la persona, in un contesto di ‘digital living’, inteso come tutte le circostanze in cui ci si estrania dall’ambiente che abbiamo intorno: certamente le azioni per cui è necessario essere connessi a vari dispositivi, ma anche occasioni di lettura, riposo e raccoglimento personale. Tutto quello per cui fisicamente siamo in un posto, ma la mente è da un’altra parte», spiega sempre Vaccarini. La capsula è esposta da Elli&Rini, atelier milanese di cui Vaccarini e Foiadelli – compagni anche nella vita – sono fondatori. Lo spazio ha aperto nel settembre 2021, durante l’ultima edizione del Fuorisalone, occasione in cui è stata presentata anche la capsula digitale, su cui i tre creatori hanno iniziato a lavorare nel 2019

Lampoon, Pianeta, predilezione del legno
I materiali che rivestono le prime edizioni della capsula Pianeta sono in legno, noce, mogano, rovere, ebano e bianco laccato

La capsula Pianeta: il design

I 2,5 m² all’interno delle capsule Pianeta (alte 1,75 m e profonde 1,3 m) sono occupati «da elementi fisici e meccanici per le attività che si vogliono svolgere», come la poltrona dove sedersi e il tavolino rimovibile, e da componenti tecnologici. Ci sono un monitor, un impianto dolby, una webcam, un sistema di ricarica wireless e due sistemi di standard USB-C per i dispositivi dell’utente, un impianto audio, una stazione di espansione e un pannello di controllo aptico per la gestione integrata delle interazioni. Se il motivo per cui Pianeta è stato progettato è però riuscire a trovare una dimensione di intimità in cui lavorare o rifugiarsi, il tema principale per la sua costruzione è stato inevitabilmente la ricerca delle giuste dimensioni. 

«Abbiamo provato a creare uno spazio abitativo accogliente che avvolga l’utente, grazie a una dinamica che si riprende la geometria dei poliedri regolari per poi plasmarla attorno al rapporto tra lo spazio interno e lo spazio esterno. Deve occupare meno superficie possibile nel contesto in cui è inserito, ma garantire il più grande spazio possibile all’interno, senza innescare dinamiche claustrofobiche», dice Vaccarini. Pensato sia per gli ambienti domestici che sociali, come un ufficio, Pianeta finora ha trovato casa nello studio legale Trevisan & Cuonzo e nel ristorante Antico Boeucc, entrambi a Milano, nell’Hotel de Russie a Roma e negli spazi della Fiera di Rho che hanno ospitato la Milan Games Week nel novembre 2021.

Pianeta: Sergio Maria Vaccarini Vaccarini e Federica Foiadelli

Pianeta non è concepito solo come luogo privato dove disporre di tutte le tecnologie disponibili, spiegano Vaccarini e Foiadelli, ma ha anche finalità estetiche, di design. Segnalato per concorrere al Compasso d’oro nel 2021 – non è finito nella lista perché fuori tempo massimo – proverà a competere per il premio dell’Adi (Associazione per il Disegno Industriale) durante l’edizione di quest’anno. Come qualsiasi prodotto di design, deve quindi integrarsi con gli spazi in cui è inserito. Linea estetica principale a cui si ispirano le superfici esterni di Pianeta è il biophilic design, strategia di progettazione che integra umano e naturale. 

La linea su cui si è lavorato è quindi il richiamo alla natura, in particolare agli alberi, dice Foiadelli. I materiali che rivestono le prime edizioni della capsula sono in legno: noce, mogano, rovere, ebano e bianco laccato. Inizialmente si era pensato a dei tessuti effetto tenda. Alla fine è stato scelto il legno «perché è materiale principe per l’arredo, ma anche perché ha valenza filosofica: riesce a dare fisicità naturale a un insieme di contenuti digitali», dice Foiadelli. La lavorazione è affidata ad artigiani della Brianza: tra le intenzioni alla base della nascita di Pianeta, dice Vaccarini, c’è anche quella di «creare un’icona del digital living made in Italy». Altri elementi sulla superficie delle capsule sono le pietre artificiali di quattro mm DEKTON, su cui ha lavorato l’azienda spagnola Cosentino, e i licheni stabilizzati di LinfaDecor, disponibili in color limone, blu, rosso aragosta, verde foresta e verde lime. 

Pianeta: i materiali della capsula

Legni, pietre, licheni e tessuti per gli interni possono essere combinati a scelta degli utenti. Alcune componenti di Pianeta possono essere modificate in un secondo momento. «La personalizzazione è motivo integrante del nostro progetto. Pianeta non è un qualcosa che esiste da solo, dialoga con l’ambiente in cui è inserito e lì acquista la sua identità. Le persone evolvono nel tempo e così volevamo creare un prodotto che potesse cambiare con chi lo usa. Il prototipo di Pianeta è aperto, senza una porta. Si può però poi aggiungere un pannello ad ala di gabbiano per chiuderlo se necessario. Non doveva essere un’installazione, ma un oggetto utile, pensato anche sotto la logistica, quindi smontabile per spostarlo e modificabile. Oltre ai modelli originali, le collezioni Y.O.U. e Bespoke Edition permettono la personalizzazione delle capsule, dagli interni agli esterni», spiega Foiadelli

Elli & Rini

Dall’unione lavorativa e personale di Foiadelli e Vaccarini nasce l’atelier Elli&Rini, in via Borgospesso 8 a Milano.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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