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Giovanni Motta: l’artista neo pop che aiuta gli adulti a riscoprire il bambino interiore

«L’educazione rigida della mia famiglia mi ha sottratto l’infanzia. Sentivo che se non l’avessi recuperata mi sarei ammalato». JonnyBoy è l’alter ego in versione cartoon di Giovanni Motta

JonnyBoy: il bambino interiore di Giovanni Motta

Giovanni Motta fin da piccolo si è rifugiato in mondi immaginari ispirati all’universo dei manga e degli anime che hanno «condizionato e inquinato positivamente» la sua arte. «Chiunque possegga doti creative ha una visione. Tramite un’estetica riesce a esporre agli altri la propria idea del mondo, del futuro, della realtà e della società. Il tema centrale della mia arte è quella del bambino interiore». Il protagonista di ogni sua opera, dalle sculture agli NFT è JonnyBoy, un character design di stampo cartoon che rappresenta l’astrazione del fanciullino pascoliano che alberga in ognuno di noi. Mentre gli adulti vivono nelle preoccupazioni e nell’attesa del domani, i bambini esistono nel presente, nelle emozioni e sensazioni – a volte violente – che caratterizzano le loro esistenze.

JonnyBoy si presenta al pubblico come uno specchio in grado di rievocare memorie emotive del passato. «Quando percepisco una atmosfera, sento un suono, un profumo o noto un oggetto che cattura la mia attenzione, annoto le sensazioni che provo e poi le trasformo in opera». La peculiarità dei contesti in cui JonnyBoy è inserito è la costante presenza di oggetti pop: macchine, occhiali da sole, skateboard, cavatappi e dadi da gioco.

Nonostante questi elementi siano legati a memorie intime dell’artista, la loro anima pop consente a chiunque abbia vissuto esperienze personali significative in relazione a questi oggetti di immedesimarsi col giovane protagonista dell’opera e riscoprire la propria essenza di bambino. Le ambientazioni fantastiche, quasi oniriche, in cui il personaggio è inserito colpiscono ad un primo sguardo per i colori ed il buffo aspetto del bambino, ma celano spesso ricordi di esperienze dolorose. Questo contrasto funge da monito per gli spettatori: nell’arte, come nella vita, è sbagliato fermarsi alla mera estetica di un’opera spesso, infatti, solo dopo un’attenta riflessione introspettiva il suo vero significato viene finalmente a galla. 

Lampoon intervista Giovanni Motta

L’espressione di Jonny resta immutata in ogni lavoro, sia digitale che fisico. Frutto di numerosi studi e sperimentazioni, nello sguardo del protagonista convergono tre astrazioni: una positiva, la meraviglia; una negativa, la paura; ed infine una neutra, lo stupore. «Ci si può stupire sia per un meraviglioso tramonto che per un incidente stradale spettacolare. A seconda dello stato emotivo dello spettatore di quel preciso momento, l’opera restituisce lo stesso tipo di sensazione. È qui che succede la magia: questa sorta di ‘monoespressione’ permette allo spettatore di mettersi in contatto col suo fanciullino interiore, non con il mio», spiega l’artista.

«Le difficoltà non sono mancate. È dura quando si dedica solo la parte stanca delle giornate alle proprie passioni. Si fa fatica ad indirizzare le energie positive dell’universo verso i propri obiettivi rischiando di creare frustrazioni». La vena creativa di Giovanni Motta ha iniziato a svilupparsi già durante la sua infanzia: «L’educazione rigida della mia famiglia mi ha sottratto l’infanzia. Sentivo che se non l’avessi in qualche modo recuperata mi sarei ammalato. L’arte è la mia cura».

La vita lo ha presto dirottato verso il mondo della comunicazione pubblicitaria. Prima le agenzie del panorama milanese, poi l’attività in proprio e le collaborazioni con aziende e clienti internazionali. Nonostante gli impegni lavorativi, Motta è riuscito a coltivare la passione per l’arte, dividendosi tra fiere di carattere nazionale e internazionale, relazioni con galleristi e curatori, e attraverso una ricerca costante, dall’iperrealismo pittorico alla più recente scoperta della crypto arte, passando per l’animazione digitale e la stampa 3D. 

Giovanni Motta and Dangiuz, What a dream looks like, Acrylic on Canvas, 2021
Giovanni Motta and Dangiuz, What a dream looks like, Acrylic on Canvas, 2021

Interdisciplinarietà e ricerca di Giovanni Motta

Un ulteriore elemento che accomuna tutta la produzione di Motta è l’amore quasi maniacale per il dettaglio che ha coltivato fin da piccolo: «Amo l’iperrealismo perché sono un maniaco della perfezione. Tutte le mie opere devono avere una componente tecnica di alto livello, ma sono anche un artista generoso: mi piace l’idea che il collezionista possa godere del dettaglio». L’interdisciplinarietà è invece una naturale conseguenza della curiosità che nel corso della sua carriera artistica l’ha portato ad esplorare tecniche e medium diversi, nonché a cimentarsi in sperimentazioni tecnologiche d’avanguardia. Prima l’animazione digitale, nei primi anni 2000, poi la stampa 3D, nel 2010, «un giocattolo che mi avrebbe permesso di costruire a mia volta i miei giocattoli». 

Come un bambino che si approccia al mondo con curiosità, Motta si dedica alla ricerca e all’esplorazione artistica con lo stesso spirito di scoperta e meraviglia. Tutte le versioni scultoree di JonnyBoy vengono prodotte tramite una sofisticata stampante a polveri che lentamente deposita migliaia di layer di 8-10 micron di spessore ciascuno. Una volta terminata la fase di creazione dell’opera grezza, le sculture vengono carteggiate e verniciate per conferirgli un carattere puro ed etereo, come l’animo di un bambino. Nelle opere pittoriche iperrealiste così come nelle animazioni digitali, la cura per il dettaglio ricopre un ruolo fondamentale e dimostra come spesso questi due mondi apparentemente lontani condividano in realtà numerosi punti di contatto: «I software di animazione digitale, per esempio, richiedono molte abilità per modificare le texture o i colori, per non parlare delle nozioni di anatomia, fisica ecc. Non c’è distacco tra l’iperrealismo pittorico e quello digitale».

Giovanni Motta, dall’iperrealismo agli NFT

L’entrata di Motta nel mondo della crypto arte è avvenuta alla fine dell’annus horribilis, il 2020, quando creò la sua prima versione NFT di JonnyBoy. La prima vendita sulla celebre ed esclusiva piattaforma Superrare, l’1 gennaio 2021, ha segnato un punto di svolta per la carriera dell’artista veronese che da subito intuì le potenzialità di questa nuova frontiera artistica. In primo luogo, Motta si rese conto che il mondo della crypto arte si differenzia da quello tradizionale per l’integrazione e la cooperazione che spesso si instaura tra gli attori del mercato. «Sono stato iniziato alla crypto arte dal duo artistico Hackatao. Loro mi hanno spiegato tutto quello che sapevano del mondo crypto. Nel mercato tradizionale una cosa del genere non sarebbe mai successa: gli artisti sono restii a collaborare e a condividere know-how».

Speculazione a parte, la principale peculiarità del mercato degli NFT è il desiderio condiviso di creare network e comunità tramite l’atto creativo . La sua struttura decentralizzata favorisce la distribuzione di potere tra tutti gli attori del mercato, dai galleristi agli artisti, dai curatori ai collezionisti, creando relazioni durature e fondate sulla reciproca fiducia. 

Le collaborazioni di Giovanni Motta

«Paragonerei questo movimento artistico a un’avanguardia – in particolare alla Scuola di Parigi, con cui condivide alcune caratteristiche. Chagall, Brancusi, Modigliani, venivano da differenti parti del mondo, erano tutti molto diversi tra loro, ma hanno avuto un enorme successo. Nelle crypto le dinamiche sono molto simili: artisti internazionali collaborano tra loro, si confrontano, condividono esperienze e relazioni con le loro cummunity di riferimento». Le collaborazioni di Motta con Giuseppe Veneziano, artista tradizionale recentemente approdato nel mondo crypto, e con Dangiuz, giovanissimo artista nativo digitale, rappresentano un esempio di questa fluidità. 

«Gli artisti delle future generazioni saranno nativi digitali, questo comporterà un cambiamento nei modelli espositivi e curatoriali mettendo forse in crisi il sistema dell’arte tradizionale. La crypto arte poi è strettamente collegata alla crypto valuta, un tema ancora poco mainstream, ma anche questo è destinato a cambiare», spiega Motta. Sempre mantenendo uno sguardo aperto verso il futuro e le evoluzioni tecnologiche del settore, Motta porterà avanti parallelamente la sua attività di crypto artist e quella di pittore e scultore fisico, in cui riscopre ogni volta il senso più profondo dell’arte. 

Giovanni Motta

Giovanni Motta è nato a Verona il 15 luglio 1971. Spazia tra diversi medium artistici: pittura, scultura e arte digitale. Dopo gli studi di ragioneria inizia nel mondo della comunicazione come creativo e pubblicitario. Insieme alla Galleria Forni partecipata a numerose fiere d’arte contemporanea italiane e internazionali, Art Verona, St-Art Strasbourg, Art Helsinki e Roma Contemporary. Ha esposto in Colombia, Cina, Svizzera, Belgio e Germania. In programma per il 2022 ha una personale a Shanghai dove presenterà 25 opere, e una collaborazione con l’artista italiana Laurina Paperina.

Agnese Torres

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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