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Pelle animale e materiale bio-based – tentativi di circolarità

L’industria conciaria e la circolarità della filiera, mentre si consolidano realtà produttrici di materiali e derivati bio-based e da funghi

Lineapelle, la fiera torna a Settembre 2021

La fiera Lineapelle, prevista per marzo 2021, è stata annullata. Si tratta dell’evento di riferimento a livello mondiale per la manifattura della pelle, che conta 1200 espositori e visitatori da oltre 100 Paesi. Le difficoltà che oggi conosce il settore conciario non sono solo di carattere economico da addebitare alle conseguenze della pandemia. Da anni l’industria conciaria subisce perdite a causa dei cambiamenti nel settore calzaturiero: se in passato il 60% della produzione era destinato alla calzatura, oggi la percentuale è scesa al 38%, per l’avanzata delle sneakers. I nuovi prodotti sul mercato, sintetici o bio-based, fanno concorrenza per via del prezzo più contenuto. La parola pelle, al contrario di altri termini (come per esempio ‘latte’), non gode di protezione giuridica all’interno dell’Unione Europea; ma è tutelata solo all’interno di alcuni Paesi, come l’Italia, con il recente decreto 68/20. Negli ultimi anni sono sorte alternative alla pelle animale, che ha caratteristiche uniche e difficilmente riproducibili. Molti di questi materiali fanno leva sulla sostenibilità della produzione.

Aziende conciarie in Italia

In Italia, sono circa 1200 le aziende che operano nel settore della produzione conciaria, distribuite tra quattro principali distretti: Veneto, Toscana, Campania e Lombardia. Le quasi 1200 aziende sparse sul territorio nazionale danno lavoro a 17.515 addetti. Le principali pelli lavorate in Italia sono di origine ovina, caprina, bovina e vitellina: il 99% di esse proviene dall’industria agroalimentare.«Al contrario di ciò che accade per alcuni prodotti sintetici, non sono introdotte componenti plastiche. La produzione del cuoio avviene attraverso un insieme di operazioni meccaniche e fisiche. La filiera produttiva richiede quantitativi consistenti di acqua e prodotti chimici – per la valorizzazione delle aziende e la valorizzazione dei territori, da anni si implementano sistemi di depurazione. Per quanto riguarda i chemicals impiegati, in Europa la normativa prevede quali prodotti chimici possono essere utilizzati e in quali quantitativi affinché non risultino dannosi per la salute umana. L’industria conciaria si adatta a queste norme».

Gli scarti della produzione di pelle

La circolarità della filiera si conclude con il recupero degli scarti della produzione. Oggi il 76% degli scarti del processo produttivo è recuperato e trasformato in materie prime per altre filiere. Gli scarti generati dalle prime fasi del processo di lavorazione, e che quindi precedono la concia, sono definiti SOA (Sottoprodotti di Origini Animali). Essi sono trasformati in fertilizzanti per l’industria agraria oppure, nel caso di gelatine, proteine e collagene, trovano una nuova vita del settore dell’alimentazione, della cosmesi o dell’edilizia. Gli scarti già conciati, invece, sono trasformati in materiali per calzatura e pelletteria (rigenerato in fibre di cuoio), cartotecnica (carta) e colle biologiche. «Il nostro settore è lo snodo di un network di filiere. È intercorrelato a monte (per la materia prima) e a valle (per il recupero di alcuni scarti) con la filiera agricola e alimentare. Fornisce materiali per l’industria della moda, del design, dell’arredo e dell’automotive. Attraverso la trasformazione di una parte dei suoi scarti di lavorazione, fornisce materie prime ad altri settori industriali, quali quello farmaceutico, agricolo, chimico (adesivi, collanti). Vi sono però aspetti su cui continuiamo ad investire per migliorare, soprattutto per quanto riguarda il recupero dell’acqua e dei prodotti chimici».

Materiali alternativi alla pelle di origine animale

«Della pelle si conosce tutto, perché appartiene alla cosiddetta ‘economia della preda’, essendo stata una dei primi prodotti dell’uomo preistorico», sostiene Fulvia Bacchi, direttore dell’Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC). «I prodotti che derivano da bio-polimeri come ananas, mela e cactus – iniziative degne di nota – sono prodotti di nicchia: ciò significa che non disponiamo ancora di studi scientifici che calcolino il loro impatto nel caso di produzione su larga scala. Quasi sempre per essere utilizzati devono essere combinati con altri polimeri di derivazione plastica». Allo scopo di confrontare le proprietà di questi materiali con la pelle di origine animale, la Confederazione delle associazioni nazionali dei conciatori della Comunità europea (COTANCE), insieme all’Istituto di ricerca indipendente per la pelle e i materiali sintetici di Freiberg (FILK), ha realizzato uno studio comparativo in cui le caratteristiche della pelle sono state confrontate con quelle di 9 alternative: Desserto®, Kombucha, Pinatex®, Noani®, Appleskin®, Vegea®, SnapPap®, Teak Leaf®, e MuSkin®. Lo studio ha valutato diverse proprietà: composizione e struttura del materiale, proprietà tattili, spessore, resistenza alla trazione e allo strappo, resistenza alla flessione, permeabilità al vapore acqueo, assorbimento del vapore acqueo e infine rilascio di sostanze nocive.

Composizione dei materiali bio-based

Per quanto riguarda la composizione e la struttura dei materiali, le nuove alternative alla pelle si possono dividere in tre gruppi: quelli fatti prevalentemente in plastica (polivinilcloruro – PVC, o poliuretano – PUR), quelli che contengono una quantità più o meno elevata di componenti plastiche e infine quelli che non contengono plastica e che dunque hanno una base totalmente naturale, come MuSkin. Al secondo gruppo appartiene Desserto, composto da fibre naturali di Cactus e, per il 65%, da poliuretano. Dallo studio comparativo è emerso che nessuno di essi riesce a replicarne tutte le proprietà che la caratterizzano. Sono manchevoli nell’assorbimento del vapore acqueo e nella permeabilità al vapore acqueo. Alcuni materiali testati (Desserto, Appleskin, Vegea e Pinatex) hanno emesso composti organici volatili quando applicati alla procedura di screening di desorbimento termico. Tali composti contenevano sostanze sottoposte a restrizioni dall’Unione Europea, quali dimetilformammide (DMFa), toluene, N,N-dimetilacetammide, butanone ossima, isocianato libero e folpet (un funghicida organico).

La materia prima per produrre MuSkin è un fungo subtropicale
La materia prima per produrre MuSkin è un fungo subtropicale

MuSkin: Grado zero Espace

Dall’analisi emerge un unico esempio di alternativa vegetale alla pelle: MuSkin. Si tratta di un materiale bio-based ottenuto a partire da un fungo e prodotta da Grado zero Espace. Situata a Montelupo, l’azienda si tra il distretto tessile e quello conciario toscano. Nata 15 anni fa con lo scopo di fornire contenuti tecnici al settore, si è specializzata nello studio dei materiali, per creare poi prodotti finiti in ottica di circolarità dell’economia. L’azienda è scollegata alla catena del petrolio e non impiega poliestere riciclato. Negli ultimi anni ha riscoperto le fibre naturali. Dichiara Giada Dammacco, co-fondatrice di Grado Zero Espace: «La materia prima per produrre MuSkin è un fungo subtropicale. Si tratta di un organismo parassitario, che cresce sulla corteccia degli alberi. Poiché il fungo è nocivo per le piante, storicamente è rimosso e scartato. Noi abbiamo deciso di utilizzarlo per produrre un’alternativa bio-based alla pelle di origine animale, constatando che il suo aspetto è simile a quello di uno scamosciato. Il fungo è raccolto, tagliato in pannelli, lavorato a mano per aumentarne l’estensione. Attualmente non esiste una coltivazione di questo fungo per non interferire il suo ecosistema».

Pannelli di fungo Muskin

Attraverso questo processo si ottengono pannelli di uno spessore di 2-5mm e delle dimensioni variabili: ogni pezzo è diverso dall’altro sia nella texture sia nella forma e dimensione. La forma è irregolare, proprio come per la pelle. Quando sono venduti, i pannelli sono di materiale grezzo: il fungo non subisce alcun processo chimico che potrebbe interferire con la sua naturalità e modificare il suo impatto sull’ambiente, né di tintura né di finissaggio. Se il cliente richiede un processo di finissaggio, sono impiegate cere e resine di origine naturale oppure trattamenti ad acqua che non alterino la biodegradabilità del prodotto. Le soluzioni ad acqua sono spray, non richiedono vasche a immersione e dunque non generano reflui. Il contenuto assorbito dal prodotto evapora. Il processo di produzione di MuSkin non genera scarti. Grado Zero Espace sta infatti studiando una soluzione per recuperare anche quei funghi che, per le dimensioni ridotte o perché si rompono durante il processo, non si possono utilizzare per produrre materiali bio-based. I funghi scartati saranno utilizzati per creare un materiale in pasta che, come unico legante, impiegherà l’acqua. Da questa pasta si otterranno pannelli, fogli di formato standard. 

Lineapelle

È la rassegna internazionale dedicata ai settori pelli, accessori, componenti, sintetico, tessuti e modelli per calzatura, pelletteria, abbigliamento e arredamento. Il sistema fieristico rappresentato da Lineapelle e le rassegne ad essa collegate è imperniato sul primato delle aziende (italiane). Nel 1981 Lineapelle ha assorbito la preesistente Preselezione italiana moda. La fiera ha luogo due volte l’anno nel quartiere fieristico di Milano, in febbraio per le collezioni estive e a settembre per quelle invernali. Eventi anche Lineapelle New York, Lineapelle London.

Grado Zero Espace

È un’organizzazione di ricerca leader specializzata nel trasferimento tecnologico di materiali e tecnologie provenienti da settori come quello aerospaziale o medico-chirurgico, nel normale uso quotidiano. GZE si pone come connettore tra diversi settori industriali ed enti di ricerca pura (università, laboratori di prova, agenzie spaziali, inventori e ricercatori)

Ilaria Aceto

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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