Lampoon Gian Maria Tosatti
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L’arte di dire le cose un attimo prima che accadono: Gian Maria Tosatti

Padiglione Italia – The making of. «Quest’opera ci mette di fronte ai fallimenti di cui siamo corresponsabili. Il compito dell’artista è far sentire quel sentimento di discomfort – non stare più a proprio agio nei propri abiti, finché devi cambiarli»

Lampoon intervista Gian Maria Tosatti

«Al di là del mio lavoro di artista, porto avanti quello di giornalista – editorialista del Corriere. L’ultima mia pubblicazione è un saggio di estetica. La prossima pensavo potesse essere un libro su questo tema – l’identità». racconta Gian Maria Tosatti, artista scelto da Eugenio Viola per la realizzazione del Padiglione Italia alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Dopo aver percorso i giardini, ci si dirige all’Arsenale. Il Padiglione Italia si trova quasi alla fine della strada, alle Tese delle Vergini. Un’operatrice all’ingresso: per espressa volontà dell’Artista si entra uno ad uno distanziati da trenta secondi stando cortesemente in silenzio per tutto il tempo della visione del Padiglione – non sono ammesse eccezioni

Storia della Notte e Destino delle Comete – i due capitoli del Padiglione Italia

La proposta culturale del Padiglione Italia per mano del suo artista e per direzione del curatore è Storia della Notte e Destino delle Comete, ovvero il difficile equilibrio tra Uomo e Natura, sviluppo sostenibile e territorio, etica e profitto. Prevede due capitoli. Il primo: l’ascesa e il declino del sogno industriale italiano – le macchine per cucire costituiscono l’epilogo della prima parte. Tosatti agisce come un consumato archeologo del presente, scrive Viola nel volume Treccani che racconta la Biennale. Sembra divertirsi a cannibalizzare i detriti della civiltà industriale italiana, studiandone gli oggetti abbandonati per ricontestualizzarli abilmente. In tal modo, l’artista opera uno slittamento semantico, trasformando vecchi macchinari ormai in disuso in sculture, per offrirli di nuovo per quello che sono: macchine e attrezzature industriali inermi, inutilizzata e pronte a essere stoccate o dismesse.

Il secondo capitolo: la natura oltraggiata non perdona l’uomo. L’epifania finale è data dal Destino delle comete e quindi dalle lucciole pasoliniane che costituiscono la pars construens dell’opera di Tosatti. Prosegue Viola: eppure, sulla superficie minacciosa di questo mare oscuro e imperscrutabile, si leva inaspettatamente un elemento inversamente perturbante, il segno di una pace possibile: uno sciame di centinaia di lucciole che vola su un mondo in cui la Natura ha ripreso il suo dominio e ripristinato la sua crudele legge di suprema bellezza e armonia

Per Tosatti l’opera si spazializza: non sussiste più una differenza tra l’opera e il suo contesto. L’opera è integrale o porzione dello spazio, ma lo spazio è anche dove si colloca l’opera nella percezione dello spettatore. Questa è la cosiddetta opera ambientale: ciò che si colloca all’esterno è considerato una sorta di macchinario che introduce o inocula nel visitatore l’esperienza che si spazializza grazie a questo macchinario. Il luogo non è più oggetto ma esperienza sensibile facilitata da una serie di elementi appartenenti all’esterno.

Xiaomi, sponsor del Padiglione Italia: The making of e Venice by night girati con Xiaomi 12 Pro

«Abbiamo avuto squadre di lavoro per realizzare il Padiglione», racconta Gian Maria Tosatti. «Sono state coinvolte una quarantina di persone. Abbiamo disegnato l’opera tra febbraio e marzo. C’è stata poi un’aggiunta di disegni tra maggio e agosto. Siamo entrati in pre-produzione da agosto al dicembre, e in produzione dal 1° dicembre. Il montaggio dell’opera è avvenuto a fine gennaio, febbraio, marzo e aprile». In ottanta giorni di lavoro Tosatti ha allestito i 2000 metri quadrati delle Tese delle Vergini. Il dietro le quinte e il percorso che ha portato alla realizzazione dell’installazione protagonista del Padiglione nazionale è stato ripreso dall’obiettivo di Xiaomi 12 Pro. Ne è nato il documentario The making of, realizzato con lo smartphone della nuova serie rilasciata sul mercato italiano da Xiaomi, sponsor del Padiglione Italia. Xiaomi svela una Venezia notturna e inedita. Oltre al The making of del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022, Xiaomi ha presentato anche il contenuto video Venice by night – la modalità Ultra Night Video, utilizzando algoritmi proprietari di Xiaomi, consente di girare video anche con scarsità di luce. 

The making of del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022

Cecilia Alemani, curatrice della Biennale, sul tema del corpo in relazione con la tecnologia

La tematica del corpo, delle sue trasformazioni e dell’interrelazione con la tecnologia è al centro di questa edizione della Biennale. Come ha spiegato la curatrice Cecilia Alemani, La mostra Il latte dei sogni prende il titolo da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011), in cui l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. È un universo libero e pieno di infinite possibilità, ma è anche l’allegoria di un secolo che impone una pressione intollerabile sull’identità, forzando Carrington a vivere come un’esiliata, rinchiusa in ospedali psichiatrici, perenne oggetto di fascinazione e desiderio ma anche figura di rara forza e mistero, sempre in fuga dalle costrizioni di un’identità fissa e coerente. A chi le chiedesse quando fosse nata, Carrington rispondeva che era stata generata dall’incontro tra sua madre e una macchina, in una bizzarra comunione di umano, animale e meccanico che contraddistingue molte delle sue opere.

Le origini del Metaverso

La tecnologia può essere una soluzione per abbattere il muro di limitazioni della realtà. Il metaverso esisteva già a inizio anni Novanta, nella mente di Neal Stephenson, che con la pubblicazione del libro di fantascienza cyberpunk Snow Crash nel 1992 ha coniato il termine. Una realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar. Il visitatore tramite questa programmazione elabora la sua esperienza con maggiore complessità in quanto gli viene consentito di muoversi in uno spettro più ampio di quelle che sono le declinazioni della realtà. Prima ancora, i Futuristi, invocavano la necessità di celebrare una rivoluzione antropologica, di rovesciare l’antico regime con il suo bagaglio mentale tradizionalista e conservatore, e di imparare ad adattarsi ad un nuovo ecosistema tecnologico, industriale e culturale. L’anello che poteva colmare questa lacuna nella catena evolutiva secondo le avanguardie italiane era nella fusione-alleanza tra la sfera meccanica e quella umana, realizzabile attraverso l’assidua sperimentazione di nuovi usi, portando di conseguenza al rinnovamento delle capacità sensoriali e percettive dell’uomo (Cesare Biasini Selvaggi, “The milk of dreams and Marinetti’s prophecy”, in Exibart 116, p. 28)

Lampoon, Manifattura Gian Maria Tosatti
Manifattura Gian Maria Tosatti

Arte nel Metaverso secondo Gian Maria Tosatti 

«Molto del metaverso dipende da cosa siamo capaci di fare nella realtà che viviamo fisicamente», prosegue Gian Maria Tosatti. «Se distruggiamo l’educazione, la scuola – e quindi se non costruiamo dei buoni cittadini nella realtà fisica – avremo dei barbari anche nel Metaverso. Sono dimensioni diverse in cui agiscono le medesime responsabilità. Lo vediamo anche nei social, un metaverso light pieno di odio, più di quanto non ve ne sia nella realtà. Bisogna fare in modo che i luoghi in cui siamo siano dei luoghi non sicuri, ma sostenibili. Il metaverso ha molte risorse per tutto ciò che attiene ai temi legati all’identità. C’è chi si sente un delfino – nella realtà si interviene su un piano sessuale, ma se qualcuno si senti un delfino, non ci sono soluzioni possibili? Nel Metaverso puoi essere un delfino. La proiezione nella realtà digitale può aiutare a superare i limiti fisici. L’arte può avere un ruolo in questo scenario trans-dimensionale».

Protratto nel mondo digitale, ma calato nel presente. L’artista secondo Gian Maria Tosatti ha la responsabilità di costruire il futuro, mettendo in scena il presente. Una fotografia dell’immediato può far luce sui problemi attuali affinché la persona, in contatto con l’opera, possa modificare i suoi comportamenti. «L’artista ha un ruolo – che sia morale o immorale questo è un altro discorso. Un po’ come i profeti della tragedia e dell’epica, a volte sono amati, a volte combattuti, altre incatenati, altre ancora riescono a salvare il destino di qualcuno. Di solito non ci riescono, perché l’uomo non vuole davvero farsi salvare – anche quando lo avverti che sta per succedere una catastrofe. Ce lo insegna la tragedia: Tiresia subisce le sue stesse profezie. L’artista è sempre un Tiresia, qualcuno che conosce non perché sia un dotto, ma perché riesce a leggere nelle vibrazioni della natura e le ripete. L’arte è capace forse di dirci le cose un attimo prima che accadono».

Gian Maria Tosatti: i rapporti con la Russia 

L’impegno civile dell’artista è un tema di attualità oggi più di ieri, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. «I miei pochi amici russi sono dovuti scappare o quelli che sono ancora lì mi chiamano per chiedermi di aiutarli ad andare via. Io ho lavorato in Russia, sono stato arrestato in Russia, non mi sento di biasimare chi tace in un momento in cui una parola ti può condannare per vent’anni, quindici anni. Avevo deciso di andare in Russia, avrei dovuto inaugurare un’opera che racconta di come quel paese per come sta andando politicamente non è più casa nemmeno per i Russi. Molti dei Russi non si sentono più a casa. Quando è iniziata la guerra avevo deciso comunque di assumermi il rischio. Poi il direttore del festival è stato minacciato, ha dovuto lasciare il paese e il festival è stato annullato»

«Ognuno sa da solo qual è il modo in cui vuole cambiare. Quest’opera ci mette di fronte a dei fallimenti che non appartengono solo alla società – la società non è un’entità astratta. È fatta di ciascuno di noi. Siamo corresponsabili. L’obiettivo non è dare la direzione. Il compito dell’artista è far sentire quel sentimento di ‘discomfort’, di non stare più a proprio agio nei propri abiti finché a un certo punto devi cambiarli».

Samuel Hernest Ben Selma

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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