TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
Twitter

La gestione delle risorse idriche nel Parco Agricolo Sud Milano

Il Lambro e centinaia di canali artificiali: chi li gestisce e come sono impiegati in agricoltura. Lo spiegano Giovanni Nidasio e Marco Pezzetta, presidente e direttore scientifico del Consorzio del Fiume Olona

Corsi d’acqua della Lombardia

L’esistenza di un parco agricolo nella parte meridionale di Milano dipende dalle centinaia di canali artificiali che attraversano il territorio. I primi fontanili sono stati costruiti tra Sedicesimo e Diciassettesimo secolo con lo scopo di bonificare i terreni a nord della città. Racconta Giovanni Nidasio, presidente del consorzio Fiume Olona, «la zona a nord di Milano era pressoché palustre. Creando i fontanili si è portata via l’acqua da lì convergendo verso sud, in una zona come quella del basso Pavese che era desertica».

Il territorio del Parco Agricolo Sud è attraversato da un solo fiume naturale di una certa rilevanza, ovvero il Lambro: «esistono il Lambro settentrionale, che di fatto attraversa il parco, e il Lambro meridionale. Convergono a Sant’Angelo Lodigiano. Altri fiumi, come l’Adda e il Ticino, segnano il confine del parco». L’acqua dei fiumi in Lombardia segue un andamento che «va da nord verso sud; l’eccezione è il Po, che scorre da ovest verso est: tutti i fiumi lombardi convergono verso il Po, che porta tutte le acque della Lombardia verso il mare».

Fiumi del Parco Agricolo Sud

Il resto delle acque che attraversano il territorio del Parco Agricolo Sud passa per canali artificiali vario tipo: si trovano fontanili, rogge e colatori. Anche in questi l’acqua segue una direzione che va da nord a sud, in quanto i canali sfruttano la naturale pendenza della pianura, che, come spiega Marco Pezzetta, responsabile scientifico del comitato Fiume Olona, «non ha un andamento continuo, ma diversi livelli: l’intervento dell’uomo ha adattato la pendenza dei canali, che è costante per l’acqua, a quella delle terre, pertanto il canale è a volte più in alto e a volte più in basso perché l’acqua deve mantenere una sua velocità costante. In alcuni punti ci sono i ponti canali, ovvero canali che si sovrappongono ad altri canali».

Fontanili nel Parco Agricolo Sud

La rete dei fontanili è fitta: nel territorio del Parco Agricolo Sud ce ne sono due-trecento. Come spiega Nidasio, «i fontanili sono fossi scavati a mano, di profondità di tre-quattro metri». Oltre al canale vero e proprio, nei fontanili troviamo anche i capofonti, in cui sono presenti le polle risorgive o occhi di fontana « botti inserite nel fondo da cui esce l’acqua proveniente dalle risorgive  cioè dalla  falda freatica, oltre in molti casi da  canne di captazione che attingono l’acqua dalla falda artesiana». Dopo una certa percorrenza, i fontanili convergono nelle rogge.

Un altro tipo di canale sono le risorgive, che si trovano «sotto il livello della quota di campagna, che danno l’acqua per una questione idrogeologica per cui l’acqua risorge a livelli bassi, e vincendo la pendenza del terreno le acque dei fontanili si mischiano con il sistema delle rogge, che portano acqua in campagna», prosegue Pezzetta. L’unica eccezione all’andamento da nord a sud dello scorrimento delle acque è rappresentata dai Navigli, in cui l’acqua va da ovest verso est, che sono stati costruiti per esigenze di navigazione più che di irrigazione dei terreni come nel caso degli altri canali. 

Gestione delle acque in Lombardia

Il Lambro «è un fiume di prima categoria, per cui è gestito dall’AIPO [Agenza Interregionale per il fiume Po, ndr], che si occupa di seguire le acque naturali», sostiene Nidasio. La gestione dei canali artificiali dipende da vari consorzi e amministrazioni private: il più importante in Lombarda è «l’Est Ticino Villoresi, che si occupa di Navigli, grandi cavi e anche della rete minore». Aggiunge Pezzetta che il sistema di gestione delle acque in Lombardia «è complesso: non esiste nessuna posizione simile al mondo. Anche i fontanili rappresentano un caso particolare, perché sono di proprietà degli agricoltori e delle aziende agricole, che poi si collegano alle rogge». In alcuni casi è difficile stabilire a chi appartengano i diritti d’acqua, che sono «prima di tutto costituzionali», perché i reticoli di canali si sovrappongono tra loro. 

Specie infestanti nel Parco Agricolo Sud

Il tema delle specie non autoctone riguarda non solo l’agricoltura e i danni che esse provocano, ma va a colpire anche la gestione dei canali artificiali. Una specie che sta causando diversi danni è la nutria, che da diversi anni danneggia l’ecosistema e le attività agricole del Parco Agricolo Sud: «il 99% della rete irrigua è costituito da canali con argini in terra: le nutrie creano tane enormi, quindi dove i canali sono pensili, dunque più alti rispetto ai piani di campagna, provocano disastri. Creando dei buchi negli argini possono causare delle possibili esondazioni, ed è una cosa che accade continuamente. La nutria è una specie che si riproduce velocemente e si fa fatica a contenerla».

Il contenimento di specie infestanti come le nutrie è difficile da attuare, non solo per la loro numerosità, ma anche per questioni normative, perché, come spiega Nidasio, «non è prevista la caccia libera, per cui bisogna catturarle e smaltirle seguendo un iter». Inoltre, aggiunge il dottor Pezzetta, queste specie aliene «tolgono anche dei biotopi alle specie autoctone: c’è quindi anche un problema di bilanciamento della biodiversità». La fauna dell’ecosistema del Parco Agricolo Sud comprende specie ornitiche, in quanto è una zona caratterizzata da passaggi migratori: «le specie principali appartengono alla famiglia degli ardeidi, come aironi e gazzedde, e anatidi, quindi tutta la famiglia delle anatre».

Scarichi inquinanti nel fiume Lambro 

Altri problemi per le acque del Parco Agricolo Sud, in particolare per il fiume Lambro, ma anche per altri fiumi lombardi come l’Olona, sono causati dagli scarichi antropici non controllati, che vanno a compromettere la qualità dell’acqua, e dall’urbanizzazione dell’ultimo secolo. Come spiega Nidasio, «con l’urbanizzazione sono state create delle superfici impermeabili che convergono nei fiumi. Abbiamo degli alvei che sono rimasti gli stessi di secoli fa, ma abbiamo anche creato delle zone che hanno aumentato sensibilmente la quantità di scarico. Ora con l’invarianza idraulica si sta cercando di porre un freno agli scarichi. Queste sono state le scelte dell’ultimo secolo che hanno portato a un cambiamento nell’ambito idrico, oltre al maggiore scioglimento dei ghiacciai che dipende dal clima. L’urbanizzazione e la scarsa manutenzione hanno molto contribuito ad aumentare le piene dei fiumi»

Parco Agricolo Sud: coltivazioni

Nel Parco Agricolo Sud le colture principali sono soia, riso e mais; le acque dei canali sono usate principalmente per irrigare i campi. Nidasio: «per garantire queste produzioni occorre mantenere in ordine rogge e canali, altrimenti non arriva l’acqua ai campi». Ci sono interventi di manutenzione ordinaria dei canali da svolgere per fare in modo di condurre l’acqua, come «i periodici sfalci delle erbe vegetanti, che andrebbero a invadere gli alvei e che impedirebbero il regolare scorrimento, la manutenzione del fondo con il taglio delle erbe acquatiche che se incontrollate impedirebbero il regolare deflusso delle acque. Bisogna anche controllare gli innalzamenti dei livelli, che potrebbero creare esondazioni».

Lo sfalcio delle erbe nei canali può essere effettuato con due sistemi: il diserbo con prodotti chimici, che comporta un solo intervento a stagione ed è più conveniente, e lo sfalcio tradizionale, che invece «deve essere effettuato due o tre volte nella stagione ed è più costoso». In diversi casi il diserbo è la soluzione preferita, anche perché le aziende agricole non hanno fondi sufficienti per effettuare lo sfalcio.

La gestione dei canali del PAS

La gestione dei canali ricade sul sistema agrorurale. Consorzi e singole aziende agricole dispongono di fondi e contributi insufficienti per occuparsi degli interventi ordinari e straordinari. Essi si necessari per «la manutenzione di un sistema complesso come quello dei canali, che permettono che non avvengano disastri come alluvioni e allagamenti». Gli interventi straordinari possono essere di diversa natura, «come le manutenzioni degli edifici, gli interventi sui ponti canali, sulle bocche di derivazione e tutto ciò che è inerente ai fiumi. Un altro intervento da svolgere spesso sono i periodici spurghi di materiale: tutti i fiumi e i canali, avendo in generale un andamento sinuoso, trasportano nelle loro acque limi che stratificano in zone particolari, quindi bisogna stare attenti a mantenere la giusta pendenza dell’alveo in modo che le acque defluiscano in maniera corretta, sia in tempi di irrigazione, sia soprattutto in tempi di piena»

Spreco delle risorse idriche in agricoltura?

Quello lombardo è un territorio ricco d’acqua. Non ha problemi di siccità come altre zone d’Italia, quindi Nidasio e Pezzetta non ritengono che si possa parlare di spreco delle risorse idriche in agricoltura. «Le acque che sono usate nei canali del Parco Agricolo Sud Milano arrivano dal comparto dei Navigli, alimentato dal lago Maggiore e dal lago di Como. Le irrigazioni agricole in questa zona non sprecano l’acqua, perché se non viene usata nei campi allora va verso il mare, trattandosi di acqua a scorrimento. Anzi, utilizzando le acque sui campi e mantenendo il reticolo idrico, si mantiene anche la falda – un fiume sotterraneo che deve essere rimpinguato. Si tratta di un arricchimento per il territorio. Senza la falda si rischierebbe di depauperare il territorio e trasformare la nostra zona in un deserto».

Parco Agricolo Sud Milano

Il Parco Agricolo Sud Milano si estende per 47mila ettari nella parte sudest del capoluogo lombardo. Nel suo territorio sono compresi 60 comuni sui 134 che costituiscono la superficie della Città metropolitana di Milano. Le acque sono una componente fondamentale del parco, sia per l’utilizzo che se ne fa in agricoltura, sia per gli ecosistemi che sono nati intorno ai fiumi e ai canali. Quello lombardo è un territorio ricco di acque: se venissero a mancare, l’ambiente ne risulterebbe completamente cambiato.

Mariachiara Riva

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
Twitter